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[Divine confusioni] Scienza ed etica

di Federico Boem - mercoledì 22 ottobre 2008 - 499 views

Qualche giorno fa così si è espresso Papa Ratzinger: “[...]La scienza non è in grado di elaborare principi etici. Può solo accoglierli in sé e riconoscerli come necessari per debellare le sue eventuali patologie.[...]“

Al solito la Chiesa Cattolica confonde la scienza con tecnologia.
La scienza ha come fine la conoscenza e come tale rappresenta una delle attività, anche nella sfera etica, che potremmo definire più nobili, nell’orizzonte dell’agire umano. La tecnologia invece è l’applicazione pratica e tecnica delle conoscenze che la scienza ci offre.
Questo tipo di mistificazione – e conseguente confusione – non è nuova da parte della riflessione sul sapere scientifico all’interno della Chiesa Cattolica. Crediamo anzi che non sia affatto casuale ma che nasca da un progetto preciso, dal sapore oscurantista, (evoca i più nefasti ricordi del Sillabo di Pio IX) che vuole vedere ogni forma di esercizio del pensiero critico (scienza moderna in primis) sottoposta al magistero della Chiesa stessa. L’obiettivo che qui ci proponiamo è quello di confutare le affermazioni del papa e mostrare l’invalidità di tale mistificazione.
Al solito divideremo il discorso in punti per una trattazione più chiara possibile. La prima parte sarà dedicata a mostrare come la scienza abbia apportato contributi fondamentali alla sfera dell’etica sia direttamente che indirettamente. La seconda invece argomenterà contro la pretesa della Chiesa di essere l’unica autorità morale in grado di fornire un’etica alla scienza e alla società.

1. Contrariamente a quanto si pensi la scienza ha oggi un’influenza di tutto rispetto nella moderna riflessione sui paradigmi etici su almeno tre livelli distinti coinvolgendo diverse discipline scientifiche. Il primo livello, che riguarda la rappresentazione formale della conoscenza pratica e dei relativi principi etici è stato affrontato grazie allo sviluppo della logica deontica ovvero un sistema formale per la trattazione di concetti come obbligatorietà, liceità ed annessi. Il secondo livello è quello definito dal campo di ricerca della teoria delle decisioni razionali, ovvero il procedimento mediante il quale analizzare tutti i fattori di una data situazione ed elaborarne le conseguenze al fine di massimizzare o minimizzare un risultato atteso. Infine le neuroscienze e la biologia evolutiva hanno da tempo iniziato ad indagare i meccanismi cerebrali del comportamento etico (con il conseguente sviluppo di una morale) e le sue probabili origini nel comportamento animale. Sono tre filoni di ricerca che hanno prodotto grandi risultati e che si intersecano spesso tra di loro nel segno del più genuino pluralismo disciplinare. Ovviamente l’approccio scientifico ai problemi etici non deve essere considerato in senso positivista come la panacea ad ogni problema etico, ma mostra quanto essenziale ed irrinunciabile sia oggi il contributo del sapere scientifico all’etica ed alle riflessioni su di essa. Chi sostiene il contrario dunque, o è ignorante o è in malafede.

2. Circa il magistero della Chiesa nelle questioni etico-pratiche, la questione suscita diverse polemiche sulle quali cercheremo di fare brevemente chiarezza. La Chiesa è anche un’autorità morale. In quanto tale e nella forma in cui si rivolge ai propri fedeli essa è del tutto legittimata, in uno stato di diritto e liberale, ad esprimere la propria opinione su determinate questioni che essa ritiene siano pertinenti al proprio magistero. Ma il passo inaccettabile, in uno stato di diritto e liberale, è che questa sua autorità sia fatta pesare quando sia necessario passare dalla sfera etico-pratica alla dimensione legislativa. Una norma coniata da un pensiero religioso non può avere la forza di legge per diversi motivi. Innanzitutto un precetto morale religioso non è una norma condivisa (quando anche fosse molto ragionevole, lo sarebbe in virtù di assunzioni del tutto arbitrarie) poiché vale solo per coloro che abbracciano quella particolare fede o credenza. Inoltre, se è vero che il principio del pluralismo (cardine di uno stato democratico) concede che tutte le opinioni abbiano lo stesso diritto di venire espresse, è anche altrettanto vero che certe opinioni hanno più pertinenza ed efficacia di altre. E’ alquanto dubbio insomma, che una credenza sorta millenni fa in un contesto socio-culturale completamente diverso dal nostro possieda le risorse necessarie, anche esplicative, per poter offrire un metodo efficace nel dirimere le questioni etiche a cui è chiamata a rispondere la società contemporanea. Per queste ragioni è impensabile, quando anche si ritenesse che la ricerca scientifica debba essere regolata da principi etici e normativi, che tali principi siano marchiati dall’esclusiva di un’istituzione come la Chiesa.

3. Come in ogni attività umana (così come ha sottolineato Margherita Hack in un suo recente intervento) anche nella ricerca scientifica ci sono persone che mirano al mero guadagno ed altre che si muovono spinte da interessi che giudichiamo più nobili. Non per questo la scienza tutta deve essere considerata un’impresa essenzialmente lucrosa quando poi la critica venga da un’istituzione che di speculazione e lucro, per non dire simonia, ne sa una più del diavolo.

Vengano dunque i paladini dell’etica di fronte alla scienza arida, ad osservare il lavoro degli scienziati, il modo in cui essi si relazionano tra loro, i fini e le speranze che li muovono. La scienza, anche nella vita di molti tra coloro che la praticano, è un esempio di virtù etica, fatta di condivisione, rispetto, dialogo e confronto.

Questo articolo è stato pubblicato mercoledì 22 ottobre 2008 alle 00:05 ed è stato inserito nella categoria: Società e Cultura. Puoi seguire ogni risposta all'articolo controllando l'RSS Feed dei commenti. Puoi lasciare un commento, oppure un trackback dal tuo sito.

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