[Labouratorio n.33] Alitalia: Evirati e contenti
| martedì 23 settembre 2008 | Scritto da Tommaso Ciuffoletti - 510 letture |
“La realtà è che una sinistra prigioniera dei propri slogan genera una colossale rendita di posizione per una destra che ha le idee chiare su come smontare il codice di procedura penale, ma non sul come regolare in modo efficiente il sistema delle relazioni sindacali. Gli sbarramenti eretti da sinistra contro ogni intervento efficace su questa materia consentono alla destra di starsene con le mani in mano senza pagare pegno per questo”.
Pietro Ichino – “A che cosa serve il sindacato?”
Credo che valga la pena andare alla radice del caso Alitalia che sta consumando in questi giorni i suoi ultimi atti.
Atti la cui cifra oscilla tra il drammatico e il grottesco. Conoscevo infatti la battuta sull’irragionevolezza di chi si taglia gli attributi per far dispetto alla moglie. Non immaginavo potesse esserci qualcuno disposto a tagliarseli per far dispetto a se stesso. Il riferimento, se non fosse chiaro, è ai dipendenti Alitalia esultanti a Fiumicino per il ritiro dell’offerta della Cai.
Nel caso specifico, visto che molte dita sono state puntate contro l’atteggiamento della CGIL, io non ritengo Epifani correo del possibile fallimento. Ritengo che Epifani abbia piuttosto dato prova della sua incapacità tattica, riuscendo a beccarsi responsabilità non sue e a far da parafulmine per governo e sindacati autonomi.
Ritengo tuttavia che il dato più serio sul quale i sindacati confederali debbano interrogarsi sia strutturale e non di congiuntura e riguardi la pedagogia che essi hanno contribuito a diffondere tra i lavoratori sul come debbano stare i rapporti tra azienda e lavoratori stessi.
Il caso Alitalia è infatti un esempio estremo e doloroso di come alla lunga la cultura esclusiva della conflittualità, spesso pregiudiziale, arrechi danni a tutti, lavoratori in primis. Lavoratori che, per giunta, hanno fatto di tutto per apparire al peggio delle proprie possibilità di fonte agli occhi dell’opinione pubblica fatta da quei cittadini che hanno pagato per anni il deficit di Alitalia (compresi gli stipendi dei suoi dipendenti) e che nell’accordo tra governo e Cai si sarebbero dovuti sobbarcare tutto il peso della cosiddetta “bad company” (che in italiano si traduce con “debiti, tanti debiti”).
Ad esultare per il fallimento dell’accordo avrebbe potuto essere – come è stato – qualche stupido populista come Di Pietro, che proprio nella festante Fiumicino si è presentato per lanciare slogan beceri e tipici di chi ormai specula su qualunque idiozia il mercato politico italiano gli metta a disposizione.
A noi non resta che ripartire dalle parole di Ichino, nella speranza che il sindacato, a partire da quelli confederali, sappia trarre la dura lezione che il caso Alitalia sta impartendo a chi ancora abbia voglia ed umiltà di apprendere. Un modello maggiormente cooperativo nelle relazioni industriali può costare nell’immediato sacrifici e la rinuncia a piccoli privilegi di nicchia, ma può garantire prospettive migliori. Certo non peggiori di quelle a cui sembra destinata Alitalia.
SOMMARIO DEL NUMERO 33
- [Labouratorio n.33] Alitalia: Evirati e contenti
- [Il fare politica] Intervista a Hugues Le Paige
- [Vestivamo alla zuava] Grazie Roma, che bel XX Settembre …
- [Coppie di fatti] Quanto dura la luna di miele fra Silvio e gli italiani?
- [Welcome to the Jungle] Insicurezze post-moderne
- [Storia e Dossier] I protagonisti dell’anarchismo in Italia – Errico Malatesta

QUESTO E’ TROPPO. ORA PURE I SINDACATI.
AL DI LA DELLA QUESTIONE ALITALIA VOGLIO PRECISARE ALCUNE QUESTIONI : IL SINDACATO NON “DIFFONDE UNA PEDAGOGIA TRA I LAVORATORI”; IL SINDACATO CREDE CHE I LAVORATORI SIANO CAPACISSIMI DI RAGIONARE CON LA PROPRIA TESTA, SENZA AVERE PRETESA DI “DIFFONDERE PEDAGOGIE”. IL SINDACATO DIFENDE I DIRITTI DEI LAVORATORI, NON SI PRENDE IN APPALTO IL LORO CERVELLO, SEMPLICEMENTE TRADUCE I BISOGNI CHE ESSI ESPRIMONO.
CREDO SIA FIN TROPPO FACILE PRENDERSELA CON IL SINDACATO, L’ALTRA CASTA, I TRE PORCELLINI CORROTTI E LADRI CHE MANGIANO ALLE SPALLE DEI LAVORATORI OPPRESSI. OGNI COSA CHE AVVIENE IN QUESTO PAESE E’ COLPA NOSTRA. PRIMA SI DICEVA “PIOVE, GOVERNO LADRO” ORA E’ “PIOVE, SINDACATO LADRO”.
SICCOME TI RIFERISCI AI SINDACATI CONFEDERALI (I VERI SINDACATI, CGIL-CISL-UIL), AL DI LA’ DELLA QUESTIONE CAI, CREDO CHE IL LAVORO CHE E’ STATO FATTO FINORA (MI RIFERISCO AD ALITALIA) VADA CONSIDERATO A LIVELLO PIU’ AMPIO, NELLA GLOBALITA’ DEL CONTESTO DI DIFFICOLTA’ NEL QUALE SI TROVA AD OPERARE.
AL DI LA’ DI ALITALIA IL LAVORO CHE PORTIAMO AVANTI GIORNALMENTE E’ DI TUTELA E RISPETTO PER LA CLASSE LAVORATRICE, UN LAVORO DURO E CAPILLARE CHE SPESSO VIENE IGNORATO PERCHE’ E’ PIU’ COMODO E CONVENIENTE SOFFERMARSI A LEGGERE LE MINCHIATE DI IACHINO.
SALUTI.
Iachino? Forse intendevi Iapino?
Laura, non mi t’agitare. Nessuno ha detto piove sindacato ladro, ma se vuoi che si dica che se non piove il merito è del sindacato … beh … considera che l’estate è ormai finita e forse se piove a scroscio qualche responsabilità penderà in capo anche a chi dice d’aver l’aureola.
Quanto alla pedagogia, questa si forma con la consuetudine della pratica. Una pratica troppo spesso gestita in maniera poco responsabile (soprattutto in settori come quello dei trasporti) e che oggi ci consegnano reazioni assurde come quella di Fiumicino ed un’opinione pubblica – giustamente dico io – indignata.
Poi se vuoi inalberarti fai pure, ma io dedicherei un po’ d’attenzione all’autocritica costruttiva, perchè se viene rimandata ancora arriverà fuori tempo massimo.
Il Piano Fenice fa cagare, è un furto ai danni dei lavoratori, dei consumatori e del bilancio dello Stato. 5000 cassaintegrazioni a carico della collettività in più, un investimento tre volte inferiore rispetto ad Air France, una bad company destinata al fallimento pagata con soldi dello Stato a cui vanno sgnaccati lavoratori destinati al licenziamento, 1100 euro al mese per operatori di volo che si fanno 90 ore di volo al mese …
Di fronte a tutto ciò, e alla immane stupidità di chi cavalcò il NO ad Air France, meglio, DECISAMENTE, il fallimento.
DICO SOLO CHE IL SINDACATO E’ STATO FATTO CAPRO ESPRIATORIO DI UNA SITUAZIONE SOCIO-POLITICA ED ECONOMICA DEGENERATA CHE NELL’ULTIMO DECENNIO HA PRESO PIEDE IN ITALIA. E’ STATO INFILATO TROPPO FACILMENTE NEL CALDERONE DELLA CRISI PARTITICA. SI PARLA DI SINDACATO ESCLUSAVAMENTE PER DENIGRARLO : LONTANO DALLA PROPRIA BASE, SFIDUCIATO DAI LAVORATORI, TRATTATIVE INTERMINABILI, SENZA SOFFFERMARSI SUL FATTO CHE OLTRE AD ASSISTERE I LAVORATORI E FORNIRE LORO SERVIZI GRATUITI (CHE ALTRIMENTI COSTEREBBERO LORO UN OCCHIO DELLA TESTA), OLTRE
A RINNOVARE CONTRATTI COLLETTIVI CHE ALTRIMENTI RIMARREBBERO AI SOLITI LIVELLI SALARIALI E VERREBBERO EROSI DALL’INFLAZIONE, OLTRE A DARE VOCE A CHI MANDA AVANTI IL NOSTRO PAESE VENIAMO PURE INFAMATI. E ATTENZIONE, NON VENIAMO INFAMATI DAI LAVORATORI (LA CGIL DA SOLA, SENZA CONSIDERARE UIL E CISL CONTA IN ITALIA 5 MILIONI E MEZZO DI ISCRITTI. CI SARA’ UN MOTIVO) MA DALL’OPINIONE PUBBLICA.
E POI SCUSA UN ATTIMO, IO SONO UNA DONNA, NON DOVRESTE TRATTARMI COME UNA CATEGORIA PROTETTA E DARMI SEMPRE RAGIONE A PRESCINDERE ? ACCIDETI ALLA PARITA’ DEI SESSI.
I debiti di Alitalia sarebbero stati comunque pagati dai contribuenti, così come i contribuenti hanno a lungo pagato il deficit periodico di Alitalia.
Il paragone con il piano di Air France andrebbe fatto attualizzando la situazione di Alitalia, oltrechè quella generale (dal costo del petrolio alla situazione finanziaria). Oltretutto all’epoca il governo Prodi spingeva, più che per Air France, per la proposta di Carlo Toto e della sua Air One (che partecipava alla gara d’appalto con i soldi di Intesa).
Insomma, che oggi Air France debba essere considerata la salvatrice mancata della “patria” fa quasi sorridere … anzi, togliamo pure quel quasi.
Che il piano Fenice sia l’ottimo credo che nessuno abbia l’ardore di dirlo, che il fallimento sia meglio credo valga giusto per chi lo dice a costo zero.
Alitalia: perchè il piano Air France era migliore del piano Fenice
di Gianni Dragoni
In nessun aspetto la proposta attribuita alla cordata di 16 investitori della Cai, guidati da Roberto Colaninno, già scalatore di Telecom Italia nel 1999 con i soldi della stessa società, migliora il progetto francese
È un confronto perdente, quello tra il piano Passera-Colaninno per la «nuova Alitalia» che è stato accolto con le fanfare dal Governo e l’offerta di acquisto presentata da Air France-Klm nei mesi scorsi, che fu affossata da Silvio Berlusconi in campagna elettorale e respinta dai sindacati.
In nessun aspetto la proposta attribuita alla cordata di 16 investitori della Cai, guidati da Roberto Colaninno, già scalatore di Telecom Italia nel 1999 con i soldi della stessa società, migliora il progetto francese. Anzi, numerosi appaiono i peggioramenti, per la compagnia e i lavoratori, per i consumatori, per i contribuenti, per creditori e azionisti.
Dalle informazioni disponibili si possono sollevare interrogativi che vanno ad aggiornare il decalogo pubblicato sul Sole 24 Ore il 25 luglio. Inoltre, non è comprensibile quali vantaggi rechi l’integrazione con AirOne, aviolinea privata in difficoltà che Intesa Sanpaolo ha voluto includere nella «nuova Alitalia».
1. I vantaggi dell’italianità
L’elemento da cui è partita l’opposizione politica e imprenditoriale al piano Spinetta era la mancanza di «italianità». Solo questa caratteristica – si disse – sarebbe stata una garanzia per i passeggeri nazionali, le imprese, il turismo, con il mantenimento di un maggior numero di voli intercontinentali e internazionali diretti. Ebbene, le destinazioni della «nuova Alitalia» saranno 65, inferiori alle 84 di Air France. Ci sarà una concentrazione sul mercato nazionale ed europeo (dove si perdono più soldi per l’attacco delle low cost), con pochi collegamenti intercontinentali. I voli a lungo raggio della nuova società oscillano, secondo i primi annunci, tra 13 e 16 destinazioni, contro le 15 previste da Jean-Cyril Spinetta all’inizio e destinate ad aumentare. Per i passeggeri italiani aumenterà la necessità di fare scalo a Parigi, Francoforte o Londra per voli lunghi.
2. Flotta ridimensionata
La riduzione di attività è inevitabile poiché il piano postula che la compagnia derivante dall’integrazione di Alitalia con Air One abbia circa 139 aerei, cioè 100 in meno delle 238 macchine impiegate dai due vettori. Spinetta prevedeva un’Alitalia con 137 velivoli, circa 40 in meno della sua flotta. I francesi inoltre prevedevano di aggiungere un aereo di lungo raggio all’anno dal 2010. Non si conoscono gli impegni di Colaninno in proposito.
Poiché Alitalia già ha 175 aerei, più della flotta giudicata necessaria dal nuovo piano, a cosa serve aggiungere AirOne, con i suoi 60 aeroplani? L’aviolinea privata ha ordini per 60 nuovi Airbus 320 che consumano meno dei vecchi Md80 Alitalia. Ma il canone di leasing su questi aerei è molto più alto che sugli altri.
3. Monopolio
L’unione di Alitalia con il principale concorrente annulla quasi tutta la concorrenza sui cieli nazionali. La nuova società avrà mano libera nell’alzare le tariffe, con un beneficio di alcune centinaia di milioni sui conti. Fa sorridere chi sostiene che la concorrenza arriverà dal treno: l’alta velocità, quando arriverà, potrà forse essere un’alternativa sulla Roma-Milano, non sulle altre tratte. L’italianità, insomma, sarà pagata cara dai consumatori.
4. Impegni finanziari
Air France-Klm si era impegnata a versare dentro Alitalia Spa – la società oggi commissariata – almeno un miliardo entro giugno 2008, accollandosi anche circa 1,4 miliardi di debiti finanziari netti che invece il nuovo piano lascia nella bad company. Di fatto, l’impegno di Air France era di 2,4 miliardi circa. E non ci sarebbe stata una bad company da scaricare sullo Stato o sui creditori/azionisti.
La Cai ha annunciato un impegno fino a un miliardo. Per ora, i suoi soci hanno versato 160mila euro. E nell’«information memorandum» del Progetto Fenice si legge che il nuovo capitale versato «per cassa» dai soci entro il 2008 sarà di 800 milioni, «soggetto al verificarsi di talune condizioni sospensive». È da chiarire quale sarà la somma effettiva, comunque inferiore al miliardo.
Quanto a AirOne, lo stesso documento dice che, attraverso un aumento riservato, conferirà «taluni rami aziendali per un controvalore pari a 300 milioni», che porteranno il capitale a 1,1 miliardi. AirOne non mette soldi. Quali siano i «rami aziendali» il documento non lo precisa. Certo non aerei, perché i suoi jet sono in leasing.
L’impegno degli investitori «italiani» è meno della metà dei francesi. Resta un buco di almeno 1,4 miliardi nella bad company: debiti che verranno pagati dallo Stato (si stima per un miliardo), dai creditori, dagli azionisti.
Nota delManfr: a me sembra di ricordate che fosse il B. a premere per la discesa in campo di Toto e AirOne, al punto da candidargli il figlio per il PdL …
Il piano Air France non salvava la patria, ma sarebbe stato meglio di quello del Piano Fenice! Magari è proprio a quel rifiuto che si può imputare una certa miopia “industriale” prima che politica, da parte del sindacato, non certo al rifiuto sulla trattativa con Colaninno, presentata come un ricatto, un inaccettabile “prendere o siete tutti a casa”. di fronte a questo i lavoratori si sono ribellati, e ci sarà speranza finchè continueranno a farlo. dopodichè, esistono dei limiti culturali più ampi che stanno uccidendo i sindacati, ne sta minando la credibilità e quindi la stessa efficacia, e sul fatto che occorre superarli sono d’accordo con tommaso. ma la soluzione al problema non può essere quella di un sindacato che rinunci a difendere gli interessi dei lavoratori.
I SINDACATI LI UCCIDETE VOI CON LA VOSTRA CAMPAGNA DIFFAMATORIA. GLI ISCRITTI ALLE TRE GRANDI CONFEDERAZIONI NON HANNO SUBITO ALCUN CALO (DATI STATISTICI), I LAVORATORI CONTINUANO AD ISCRIVERSI E A SCEGLIERE DI APPARTENERE AD UNA DELLE TRE SIGLE SINDACALI. IO QUESTA NON LA DEFINIREI TANTO UNA CRISI. SE POI LA CRISI LA FA IACHINO CON I SUOI LIBRI E CONTA DI PIU’ DELLE TESSERE SINDACALI…
Il punto 3 era uno di quelli fatti presenti all’epoca della partecipazione di Air One alla gara d’appalto. Io tuttavia, anche allora ritenevo plausibile chi sosteneva che la concorrenza sulla tratta Roma-Milano l’avrebbe fatta l’Alta Velocità … anche se qui si aprirebbe il capitolo infrastrutture e lavori alla caxxo di cane che sarebbe interessante approfondire.
Nel considerare il rapporto fra i due piani c’è un errore di fondo, però, e sta proprio nel non considerare che il piano Cai arriva dopo il fallimento delle trattative con Air France, la quale si ritirò tra aspre polemiche proprio con i sindacati – come ricordava giustamente Nic.
Più in generale a me non interessa il considerare se il piano di Air France fosse migliore o peggiore … anche perchè sarebbe stato un paradosso logico se il piano Cai fosse stato a condizioni migliori! Si consideri inoltre quanto si è svalutato il valore di Alitalia negli ultimi mesi.
Qua ci premeva sottolineare, ed è un dato che non mi pare sia stato colto, il fatto che sia nel caso del fallimento con Air France – anzi là fu ancora più evidente la responsabilità della CGIL – sia nell’ultimo, la CGIL abbia dimostrato una mancanza di visione. Nel caso di questi giorni Epifani ha dovuto assecondare le posizioni dei sindacati autonomi più barricaderi, con una grave perdita d’immagine per l’organizzazione che egli presiede.
Se poi vogliamo fare i difensori del libero mercato nel trattare di Alitalia credo valga la pena far presente che se fosse stato davvero il mercato a decidere le sorti di Alitalia quest’ultima sarebbe fallita ben prima della pubertà di gran parte di noi.
P.S _ laura, si chiama Ichino, non Iachino!
MI CONFONDEVO CON QUELL’ALTRO, QUEL TIZIO…COME SI CHIAMA…. IL TIPO DELLA CARRA’. NON CHE CI SIA MOLTA DIFFERENZA.
Iapino … cmq, che rimanga fra noi Laura, ma Ichino era un dirigente della CGIL non un coreografo.
Ricorderai però, Tom, come si sia arrivati al CAI: ovvero con una ridicola crociata berlusconiana nel nome dell’Italianità che sembrava dover salvare taumaturgicamente la baracca senza sacrifici e a cui sindacati, piloti, dirigenti e industrialotti di tutto il Paese si sono accodati …
Quella dell’italianità è stata una campgan terribile dal mio punto di vista. Certo capisco coloro che si dicevano preoccupati dal destino di alcuni importanti scali; un fronte – quello – che paradossalmente saldò uno strano asse Lega-sindacati intorno a Malpensa.
Anche per questo dico che oggi fa sorridere chi – e mi riferisco non a te o a noi che ne stiamo dibattendo adesso, ma a chi ebbe delle responsabilità già allora – sostiene che il piano Air France fosse la soluzione migliore.
Al riguardo Labouratorio pubblicò un divertentissimo pezzo di Mattia Panazzolo … aspetta che adesso ve lo linko!
http://www.labouratorio.it/2007/12/17/allitalia/
Un articolo tendenziosissimo che dimentica le responsabilità legoidiaennine nwella dirigenza di Alitalia e che tu stesso sbeffeggiasti in merito al fatto che Toto fosse protetto da mammasantissima non solo di centrosinistra
Verissimo. Del resto Toto sa bene che la sua Air One fallirà prima di Alitalia se non dovesse esserci un accordo.
Air France lo sa bene e secondo me stanno lì, zitti zitti, a leccarsi i baffi in attesa del pasto.
Il Toto le ha provate tutte, usando le leve del capitalismo all’italiana, ma per adesso non sembra avergli detto bene.
Prima ci provò con Prodi e Bazoli santificò l’Intesa con i milioncini che servivano per partecipare alla gara d’appalto.
Adesso ci riprova con Silvio.
Ma Laura cmq il sindacato c’entra e come nel malessere generale della sinistra in quanto da sempre la cgil oltre a tutelare i lavoratori ha anche fatto politca specularmante al PCI e all’interno dell’uno e dell’altro c’erano correnti che si rispecchiavano.
Poi c’è da dire che ci sono categorie del sindacato gestite in modo pessimo da tutte e tre le sigle,vedi la scuola dova praticamente i sindacalisti che hanno avuto il distacco dalla professione si comportano da veri e propri mebri della casta.Infine il sindacato come la sinistra dovrebbe iniziare a capire vermanete a cosa serva oggi.E’ chiaro che fin’ora sopratutto la cgil ha sempre tutelato le fasce sociali che gli garantivano più iscritti(PENSIONATI,statali,metalmeccanici)comportandosi più da partito politico in cerca di voti che di un sindacato che pensa all’interesse comune di tutti i lavoratori.Oggi come oggi l’attività principale del sindacato dovrebbere essere dispensare servizi e consulenze e collaborare col governo per tappare le falle nel sistema(ripeto Pensionati e Statali).
Fin’ora sembra che i sindacati si trincerino a difendere quei pochi e miserabili privilegi dei loro iscritti che pur di non perderli sono disposti a far saltare riformi vitali x tutto il paese.
Ma non c’è da stupirsi che il principale sindacato sia poco propenso all’innovazione se si pensa che in fondo era il partito che doveva guidare alla riscossa la classe operaia,questa è stata una gravissima confusione di ruoli da parte del PCI(dei primi tempi)che non è mai riuscito a sanare del tutto,perchè se un sindacato deve fare gli interessi del paese ancora di più un partito non può essere portatore dei vessilli di una sola fascia sociale o di un gruppo ristretto di individui.Parallelamente anche Confindustria può essere accusata degli stessi errori solo che agli industriale mancava un grande partito di riferimento(il pli era ben poca cosa rispetto al pci e la Dc prendeva milioni di voti anche nelle fabbriche) e poi l’agire della Confindustria dovrebbe essere eticamente opposto a quello del sindacato visto che il primo punta al profitto privato di un’elitè mentre il sindacato tutela fascie ben più larghe.
Poi 60 anni dopo giolitti e ford la confindustria ha capito che anche gli operai oltre a voler il filgio dottore sono anche consumatori.
la vicenda è un capolavoro di silvio berlusconi che in un colpo solo ha tirato dentro il pd nell affare( colaninno) , spaccato il sindacato , scaricato i debiti sugli italiani senza che gli italiani stessi ne siano consapevoli , e male che vada avrà la cgil come colpevole del fallimento.
come al solito ha usato bene le debolezze degli avversari ( pd in mano alla finanza e alle banche) , sfrutatto i media , usato l emozionalità italiana giocando sul karma dell italianità.
nel contesto la cgil è rimasta col cerino in mano , ridotta a diferendere la categoria piu protetta ( i piloti) vittima delle lotte politiche all interno del suo partito di riferimento ( il pd) con un segretario che ha dimostrato una debolezza e una dipendneza dalla politica imbarazzante scegliendo al fine per lo schema ideologico classico del no a tutto. la proposta piu interessante e sindacalmente avanzata è arrivata infatta dal sindacato autonomo piloti che ha proposto di investire il proprio TFR , epifani ha solo temporeggiato , poi titubato in attesa che nel loft colaninno-d alema si mettesse d accordo con l americano waltere..
l introduzione di ichino è perfetta , ma gli ichino e i biagi poi vengono tirati per la giacchetta a destra e manca , finchè qualcuno un mattina non si sveglia e va a sparare nella carne..per non vedere ucciso il sindacato…o perchè un silvio fa un falso ideologico in diretta tv..
fra le altre belle cose che potrebbe fare il sindacato e che non fa per chissà quale reticenza ideologica sarebbe sostituirsi alle agenzie interinali.Così da avvicinarsi un pò di più ai giovani lavoratori.
Datevi un’occhiata a Marco Simoni su l’Unità di oggi … a meno che non si voglia tacciare anche lui di essere un nemico dei sindacati.
vabbè rigà Tommaso c’ha raggione, alla Cgil so fessi ma fessi forte…
non lo sono , lo devono fare. fanno politica e finanza e non sindacato , e devono quindi rispondere a politica e finanza e non agli iscritti( l iscrizione è semplice l ‘uscita dal sindacato è piu difficile della fuga da un ranch di una setta eretica mormona del south dakota)
QUESTO E’ TROPPO. ORA SI CHE DIVENTO UNA SCANDALIZZATA URLATRICE. PRIMA MCCAIN, POI IL TIZIO CHE ODIA LE DONNE, POI MI SMINKIATE IL LAVORO. DOMANI MI SUICIDO. CHIARIAMO :
A) JONNY,CERTAMENTE LA CGIL FA POLITICA (COME GLI ALTRI SINDACATI DEL RESTO) MA CERTAMENTE E’ LA CGIL CHE CI HA RIMESSO NEL RAPPORTO CON IL PARTITO, NON CERTAMENTE IL PCI.
B) NON E’ CHE IL SINDACATO SI COMPORTI COME UN PARTITO, MA NON SI PUO’ IMPEDIRE CHE IL SINDACATO FACCIA POLITICA. CIO’ NON SIGNIFICA SBATTERSENE DEI LAVORATORI PER PERSEGUIRE UNICAMENTE FINI POLITICI, MA OGNI SINDACATO SI DIFFERENZIA NEL MODO IN CUI TUTELA LA CLASSE LAVORATRICE : IN QUESTO FA POLITICA.
E POI DICO, IN ITALIA FINO A POCHI ANNI FA AVEVAMO 2 MILIARDI DI PARTITI, VI ASPETTAVATE DI AVERE UN SOLO UN SINDACATO?
C) E POI CHE SIGNIFICA “UN SINDACATO DEVE FARE GLI INTERESSI DI TUTTO IL PAESE” ? A QUELLO CI DOVREBBE PENSARE IL GOVERNO, NOI DIFENDIAMO I LAVORATORI.
L’UNICA COSA CHE CONDIVIDO E’ QUELLA IN RIFERIMENTO ALL’AGENZIA INTERINALE. INFATTI DA POCO TEMPO ALCUNE CATEGORIE STANNO PENSANDO DI FARLO, MA A QUEL PUNTO MI CHIEDO, NON SI CREEREBBE UN CONFLITTO DI INTERESSI?
PERO’ DEVO AMMETTERE A MALINCUORE CHE LA BATTUTA DI ALE MAGGIANI ERA DIVERTENTISSIMA, HO RISO UN’ORA!
Non si creerebbe affatto un conflitto d’interessi se tutti i sindacalisti avrebbero come motto “DIFENDERE I LAVORATORI E NON IL POSTO DI LAVORO”si farebbero meno seghe mentali cpsì lo stato anzichè sputtanare miliardi e miliardi in privilegini vari,pensioni a 60 anni,casse integrazione del cazzo ci avrebbe ammortizzatori sociali degne della miglior socialdemocrazia scandinava.
Eh lo so Tommaso dirai che “Il liberismo è di sinistra” parla di un mondo utopico però mi sembra che l’indirizzo di una politica riformista/socialista non possa essere altro che questa.
siamo chiaramente fatti l uno per l altra
JONNY, AVESSERO, NON AVREBBERO. (SI, LO SO SONO UNA ROMPIBALLE).
No no io sto con l’onorevole trebbiatore e si dige avrebbero!!
Non mi toccate sta donna! Ha animato più dibattiti lei che Maggiani,Cavalli,D’Anna e Ciuffoletti messi insieme, su via! Viva il confronto!
Cmq anche mia madre è iscritta alla Cgil e proprio ieri abbiamo avuto un acceso dibattito sulla crisi del sindacato. Ci sono due cose da dire:
1- Lo vogliono morto e lo hanno voluto morto paragonandolo ad un partito; come le idee della sinistra sono state smantellate in vari saggi di autori improbi, adesso stanno facendo la stessa cosa con un’istituzione della democrazia, proprio adesso che c’è il pensiero unico.
2-Il sindacato deve rompere le balle,deve prendere tempo per vedere se i contratti sono perfetti per i lavoratori o se levando qualcosa si possa strappare una clausola da un’altra parte. Se non lo fa, tipo Cisl, si fa la rincorsa a il sindacato più bravo che accetta le cose del governo per non apparire cattivo e per avere più iscritti. Questo è il vero obiettivo di alcuni sindacati!
A me personalmente non piacciono le persone che mi dicono:”firmi questo o niente da fare”.
Esistono sempre delle soluzioni migliori al cedere con fermezza. Io non voglio difendere Epifani, ma la cordata CAI non mi sembrava la migliore delle certezze.
La cordata CAI era un cesso inguardabile
e la CISL è un vile sindacato giallo: prova provata la definizione che Bonanni ha dato del tentativo quasi eroico dei dipendenti di Alitalia di usare il loro TFR per comprarsi l’azienda. Definito “assurdo, dannoso per loro, per l’azienda e per il Paese”.
Nemmeno a me piacciono le persone che dicono “firmi questo o niente da fare” … mi piacciono ancora meno le persone che fanno sì che io mi ritrovi in tale situazione …
Ragazzi mi sono spaventato ma Famiglia C>ristiana che cosa è diventata “Rivoluzione Cristiana”?
leggete questo editoriale di Beppe Del Colle:
http://www.sanpaolo.org/fc/0839fc/0839fc25.htm
… se col Tfr ci compravano l’azienda mi basterebbe ricevere, un giorno (che mai verrà), un decimo del Tfr medio di lorsignori … ma questa è solo una considerazione personale.
Io preferisco i tenaci, mica le soluzioni si trovano in due secondi, poi però i sindacati non sono i principali interpreti di questo fallimento, scusa tommà.
Beh … il loro contributo perchè si arrivasse alla non-soluzione “prendere o lasciare” lo hanno dato … e l’opinione pubblica se n’è accorta. Poi si può fare finta di niente e dare la colpa ai cattivi nemici del sindacato … mi verrebbe da chiedere se i veri nemici non siano in parte anche NEL sindacato.
Detto questo a me questo numero di Labouratorio piace assai … e segnalo che nel prossimo è annunciato il ritorno di Antonellaccio Cresti!
NON POSSO CHE CONCORDARE IN PIENO. I SINDACATI SONO FINITI LORO MALGRADO NEL CALDERONE DELLA CRISI PARTITICA A CAUSA DEL VIZIO TUTTO ITALIANO DI FARE, COME SI SUOL DIRE, “DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO”.
MA SONO TOTALMENTE AVULSI DA QUESTA REALTA’.
A proposito Andre, visto che nel giro di due giorni ho trovato il Nencio su Facebook e abbiamo fatto il gruppo di Labouratorio … che ne diresti di fare un pezzo dedicato ai socialisti liberaleggianti che stanno su FB? Un pezzo di costume, ma che potrebbe essere l’occasione per stringere i legami della comunità virtuale socialista.
Che ne dici?
si l’ho invitato tra i contatti anche io…troppo forte e poi mi sono iscritto al nuovo labouratorio su facebook (ho pure messo delle foto). Cmq ci provo e te lo mando entro venerdì via e-mail per leggerlo, ok?
laura..dire ora che non sia colpa dei sindacati per essere caduti nel calderone partitico, mi sembra una forzatura. c’è una campagnia di delegittimazione in atto nei confronti dell’istituzione sindacale stessa, che non ha più il ruolo in passato univocamente riconosciutogli (anche quello di indirizzare le scelte politiche di tutto il paese: tu che mi pare conosci la storia del sindacato lo dovresti sapere) dal mondo “degli addetti ai lavori” e da quello dei lavoratori. questa campagna di delegittimazione è portata avanti dalla destra, e ahimè i suoi personaggi di spicco sono politici appartenuti a quel partito socialista che, nei suoi ultimi anni prima del crollo, di socialista ormai, a vederne i “frutti”, aveva ben poco. questa campagna di delegittimazione è inaccettabile, a mio parere, ma gli si è prestato a lungo il destro. per reagire, il sindacato deve essere in grado di rinnovarsi, non di chiudersi a riccio, tentando al contempo di nascondersi dietro l’annuncio: “gli iscritti non calano”.
CERTAMENTE IL SINDACATO DEVE RINNOVARSI, MA A MIO AVVISO NEANKE PIU’ DI TANTO. O MEGLIO DEVE RINNOVARSI COME LA MAGGIOR PARTE DEI PARTITI, ISTITUZIONI, GRUPPI DI OPINIONE, ECC IN ITALIA. L’ITALIA DEVE RINNOVARSI. IN TUTTO QUESTO VECCHIUME CHE DILAGA IL SINDACATO A MIO AVVISO NON NE E’ IMMUNE MA SE LA CAVA EGREGIAMENTE. NON DIMENTICHIAMO IL FATTO CHE NEGLI ULTIMI ANNI, SOPRATUTTO NELLA SCORSA LEGISLATURA, HA PORTATO AVANTI DELLE BATTAGLIE DI NOTEVOLE RILIEVO, VEDI LA RIFORMA DELLE PENSIONI E QUELLA DEL TFR, VA DETTO, ANCHE GRAZIE AD UN GOVERNO (QUELLO PRODI) MOLTO SENSIBILE AI DIRITTI DEI LAVORATORI. E POI GLI ISCRITTI CONTANO ECCOME, NON PER TRINCERARCISI DIETRO, MA ALLA FINE PRENDI AD ESEMPIO LA NUTELLA. NO, VA BE, LASCIAMO STARE LA NUTELLA. CONSIDERA IL FATTO CHE IL SINDACATO SI REGGE E SI FINANZIA SULLE TESSERE DEGLI ASSOCIATI. LORO CONTINUANO A DARE IL LORO APPOGGIO E A CREDERE IN NOI. QUESTO A MIO AVVISO CONTA ECCOME.
X NICOLO’ C. : VA BEH, UN PO HO MENTITO NEL MIO ULTIMO INTERVENTO, DEVO AMMETTERLO, CHIEDO VENIA. DURANTE LE ASSEMBLEE PRENDIAMO UN SACCO DI INFAMATE ULTIMAMENTE DAI LAVORATORI. MA LA COLPA NON E’ LORO, E’ DELLA MALA INFORMAZIONE DI RIZZO, L’ESPRESSO, ICHINO (L’HO SCRITTO BENE?!) E COMPAGNIA.
la nutella?!
MA TE SEI QUEL TOMMASO CIUFFOLETTI ?
Urcalapeppa, la CGIL ha firmato !! non ci sono i veterosindacati sfascisti di una volta
se intendi: quel gran manzo del Ciuffoletti … beh .. sì, sono io!
INTENDO, QUELLO DEL PARTITO SOCIALISTA, STAMANI C’ERA IL NOME SUL GIORNALE.
e io sognu!
AVEVO UN PROFE ALL’UNIVERSITA’KE SI KIAMAVA COSI’, E’ PARENTE TUO?