[LABOURACOULTURA] Antonio Rezza e Flavia Mastrella: Abbiamo deciso di diventare miti contemporanei
| lunedì 14 luglio 2008 | Scritto da Redazione - 478 letture |
A cura di: ANTONELLO CRESTI

Tempi disperati. Tempi di infertile decadènce…Nulla si staglia all’orizzonte che possa scrollare il torpore degli zombies che barcollano per le strade del mondo…L’unica differenza tra loro ed i morti sono i vermi che casualmente non affollano i corpi della categoria “semovente”!
Come de-finire il lavoro concettuale che Rezza e Mastrella ci propongono ?
Difficile incasellarli in qualsiasi esiguo gregge,difficile pensare ad un semplice compiacimento estetizzante: a noi pare che questi due grandi artisti (?) siano i due massimi messaggeri di un mondo pensante che ne ha abbastanza di speranze e consolazioni: l’orizzonte che ci propongono è la radicale negazione di ogni utopica speranza.
Rezza pur non essendolo (ma,ci chiediamo:cosa mai egli sarà?) è divenuto persino scrittore.
Bompiani pubblica il nuovo “Credo in un solo oblio”, programmatico apice di letteratura letterata.
Questo libro è un virtuosismo al di là della modalità,uno stream of consciousness libero da (fra)intendimenti di ordine intellettualistico.
Affascinati da questi messaggeri dell’apocalisse immanente abbiamo deciso di porre alcune domande a Antonio Rezza e Flavia Mastrella per cercare di capire,se mai c’è qualcosa da capire.
Le parole,si intende,sono in totale libertà.
-Antonio ha affermato di interpretare i vostri spettacoli e i vostri lavori cinematografici per pura libidine.Mi chiedo se questa sia una libidine sfrenata e caotica o non si nutra essa di qualche progettualità perversa,ma precisa.
Rezza: Non ci può essere progettualità in una cosa che non so dove mi porterà.Non ci sono obiettivi,è l’opera che ci guida non viceversa. Per me è molto più importante quello che faccio di quello che sono. Senza l’illusione di poter inventare qualcosa mi sarei già ammazzato.
-Dunque contempli l’idea di “creazione”
Rezza: Essa è alla base di ogni mio pensare anche quando non faccio niente
Mastrella: Io ho semplicemente una esigenza di esprimermi. Però questa esigenza è una incognita senza forma né tempo: io mi sento semplicemente alla deriva.
-Negli spettacoli che state portando avanti,mi sembra molto importante,vista l’organizzazione del proscenio,la diversa concezione dello spazio che vi anima.Potete darmi qualche ragguaglio?
Mastrella: Io parlerei di non-spazio:uno spazio che lotta contro la convenzione. Cambiando continuamente l’allestimento scenico,abbiamo visto che la gente percepisce lo spettacolo come diverso ed infine,anche noi lo viviamo in maniera diversa.
-Ricordo una frase del vostro film “Escoriandoli” (capolavoro uscito nel 1996) che dipinge così la realtà : “il paesaggio urbano è perfettamente modellato a misura di poveraccio”.
C’è forse un anelito antimodernista nel vostro lavoro?
Rezza: Non penso di criticare la modernità,poiché non facciamo quello che NON c’è.Noi facciamo spettacoli solo per noi stessi.Dunque anche sfruttiamo lo spazio teatrale,pur detestandolo.
-E’ forse un rito quello che fate?
Rezza: Vista la sua rigorosità estrema certamente. Io penso che dovrebbero essere arrestati coloro che suscitano false emozioni in teatro.
-Già! E invece l’unico arresto cui assistiamo regolarmente a queste recite di stato (res-citare) è quello cerebrale!
Rezza e Mastrella (all’unisono): Noi siamo alternativi a tutto!
Mastrella: I riferimenti alla realtà ci sono,ma sono così aberrati che semplicemente divengono un nuovo modo di essere.
-“Il morto è l’espressione più alta del comunismo perché non ha reddito ed è uguale agli altri morti”. Un altro bersaglio della vostra ironia è la correttissima cultura alternativa di sinistra italiana. Vi chiedo allora: Che prezzo ha essere liberi in questo paese?
Rezza: Il prezzo è altissimo,semplicemente non ti fanno esprimere. Siamo costretti a combattere con una dialettica di distribuzione,cosa che non vorremmo fare. Ma ci va bene anche questo.
Mastrella: Non ci uccidono,ma ci perseguitano.Vorrebbero farci esprimere all’interno di una specie di bolla…Non vorrei che questo servisse a farci divenire servi del potere.
Rezza: No,io credo che il nostro lavoro possa sopravvivere a prescindere da costoro.Noi siamo due miti contemporanei.La gente che esce dai nostri spettacoli si sente liberata.
-In effetti l’unico modo per dimostrare rispetto verso il pubblico è stupirlo, andare fuori dall’ovvio.
Rezza: Questo è anche l’aspetto più deteriore del nostro lavoro : il voler mostrare alla gente quanto siamo bravi. Invece una grande idea esiste a prescindere dal fatto che qualcuno venga a conoscenza di essa. Ma del resto noi tra Santità e Mito abbiamo scelto il Mito.
Mastrella: Il Mito è senza dubbio più fecondo!
-Mi interesserebbe capire il tuo rapporto con la letteratura.Si sono fatti molti riferimenti,ma hanno una qualche consistenza? C’è del progetto?
Rezza: L’analfabetismo va difeso! Io non conosco una parola dei surrealisti,che sono stati scomodati!
Io scrivo perché sento la necessità,poi viene anche pubblicato,ma questo è un fatto secondario come abbiamo appena detto.
-Avete qualche dichiarazione epocale da lasciare ai posteri?
Mastrella: Per carità…I posteri devono imparare a reggersi sulle proprie gambe e fare da soli!
E pensare che con la scusa di offrire “un mondo migliore a chi verrà” hanno fatto il deserto e l’hanno chiamato pace…
Ormai ci siamo convinti che la più sincera forma di opposizione al governo Berlusconi sia quella di farci berlusconiani. Un paradosso? Un gioco di parole? Nient’affatto. Siamo berlusconiani antiberlusconisti. Siamo, in altre parole, elettori convinti che la sinistra può ritrovare se stessa solo stringendo Silvio in un abbraccio mortale e rigeneratore. E lodo Alfano sia.




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