[n.23] Labouratorio e la ciccia socialista
| lunedì 19 maggio 2008 | Scritto da Redazione - 660 letture |
Eppur si muove. Il dibattito pre-congressuale del Partito Socialista – pur nel permanere di clandestinità latenti – inizia a muoversi. Ma qua, as usual, si è all’avanguardia e mentre gli altri ancora si stiracchiano Labouratorio sculetta allegramente davanti al proprio barbecue di spunti di dibattito. E per non farvi mancare nulla son pure tornate le previsioni del colonnello Albano. Un numero per buongustai, buon appetito!
T.C
Editoriale di Carlo D’Ippoliti
Il dibattito politico interno al PS ricorda la passata campagna elettorale: tutti a fare a chi ce l’ha più riformista. (il partito, o il leader)
QUALI “riforme” fare, non molti si degnano di precisarlo. In realtà, se non quando veramente costretto, fuori delle aule parlamentari il dibattito politico italiano non parla di contenuti. Almeno dall’inizio della Seconda Repubblica.
Da allora, Sartori si sbraccia di dirci che la colpa, della degenerata politique politicienne, è nel numero eccessivo e nelle manie di protagonismo dei piccoli partiti. Peccato che, morti i “nanetti”, lui stesso non trovi niente di meglio da dirci, che riproporre la (errata) teoria della sovrappopolazione di Malthus. Tremonti d’altronde, ha definitivamente chiarito che il PdL è un partito conservatore, non liberale, e ci ha dato la sua visione della globalizzazione (visione, purtroppo o per fortuna, ignorata dal dibattito).
Di contenuti di rilievo -ciccia- c’è poco altro.
Insomma, se la gente si disinteressa di politica, o cade nell’antipolitica, non me la sento di dire che è colpa sua. Vi interessereste voi di sapere chi prende la poltrona di Ministro per l’attuazione del programma? Se state leggendo questo editoriale forse sì, ma la colpa è vostra.
Sarebbe interessante aprire un dibattito sul dibattito, ovvero sulle ragioni del suo inaridimento. Dalla comprensione di questo, potremmo identificare spazi politici (e forse editoriali) da cui ricominciare a fare una politica che sia un po’ più interessante dell’annosa questione se il PS debba stare a sinistra del PD ma a destra di SA, o a destra del PD e a sinistra del PdL. (scusate sono un povero ingenuo, ma è uno dei privilegi che preferisco, per noi accademici nelle torri d’avorio)
Provo allora a buttar giù qualche ipotesi (in ordine sparso) che, guarda caso, nasconde anche qualche implicita risposta alla domanda “di quali riforme parliamo?”.
1. i partiti si sono lanciati alla conquista del favore di Confindustria, favore divenuto finalmente accessibile in regime di concorrenza tra più partiti, dopo l’abbandono da parte del P-DS dell’ideologia comunista.
2. i politici hanno creduto alla teoria dell’elettore mediano, ovvero che le elezioni si vincono al centro, convergendo obiettivamente nei programmi e nella prassi.
3. nel settore della stampa e dell’informazione non vige la minima concorrenza. I giornali più agguerriti e indipendenti al massimo “fanno commento”, ma certo non fanno informazione.
4. l’università è ormai frantumata in un pulviscolo di micro-sedi, che rende la vita impossibile ai professori, oberati di cattedre da spartirsi e senza più tempo per dedicarsi alla società.
5. gli intellettuali non hanno più un ruolo sociale. (scusa, chi?)
6. l’enorme ulteriore concentrazione di potere finanziario e industriale che si è avuta nel nostro Paese negli ultimi decenni ha eliminato un buon numero di conflitti di interesse, nella società e nella politica: non c’è più molto di cui discutere dal punto di vista dei “poteri forti”.
7. ci sono ancora in Italia troppe poche lobbies, e troppo piccole, opache e malamente organizzate.
8. l’economia sembra ormai l’unico argomento di cui valga la pena dibattere, ma a livello teorico e metodologico si tratta purtroppo della più semplicistica e ideologica delle scienze sociali.
9. il mondo è effettivamente cambiato troppo velocemente rispetto ai tempi in cui si è formata l’attuale classe dirigente italiana (uomini, ultrasessantenni, tendenzialmente ex-DC ex-PCI o ex-PSI), ed è oggi molto difficile da interpretare (soprattutto per loro).
10. le istituzioni sovranazionali e internazionali limitano effettivamente il potere decisionale (ovvero la scelta degli obiettivi) della politica nazionale, mentre le mutate condizioni politico-economiche ne limitano decisamente l’efficacia (ovvero la forza degli strumenti).
11. dal punto di vista culturale abbiamo ormai abbracciato il leaderismo in versione Berlusconi, cioè la selezione non del partito ma del leader, e sulla base delle vere o presunte qualità personali (ad esempio la possibilità di (sotto)mettere daccordo i notabili del partito) e non delle sue opinioni.
Come conseguenza, credo che la sterilità del dibattito crei “nicchie di mercato”, completamente trascurate dal Veltrusconi. In politichese, lo spazio c’è.
Ma per ora mi piacerebbe si discutesse almeno un po’ del perché in Italia non si può (più) parlare di contenuti, in politica.
SOMMARIO DEL N.23
- [#23] Labouratorio e la ciccia socialista
- [Carne al fuoco] Il punto dopo gli spunti
- [Carne al fuoco] Chi non passa alla storia, passa alla geografia
- [Carne al fuoco] Sulla proposta di Lanfranco Turci
- [Carne al fuoco] Un partito non può vivere senza un’idea
- [Il meteo del colonnello Albano] Il gran ritorno!
- [What's going on] I primi vagiti del Veltrusconi
- [What went on] 34 anni fa un’Italia un po’ più civile
- [Partiture Riformiste] Fra etica e politica

Premetto che l’immagine di copertina di questo numero è troppo bella!
Al punto 7 credo valga la pena di una precisazione. Il riferimento alle troppe poche lobbies, immagino sarebbe più corretto se dicesse che “in Italia ci sono troppe poche lobbies “ufficiali” ed istituzionalizzate”. Questo perché di lobbies “di altro tipo” siamo fin troppo pieni.
Un esempio su tutti. In Usa esiste solo una grande confederazioni di agricoltori che dialoga direttamente col governo e le istituzioni nazionali e federali … in Italia non si contano le varie “federazioni” degli agricoltori, ciascuna con i propri interessi di parte di una parte!
non so se sono daccordo, ciuffo. a parte sull’esaltazione della grafica, che invece condivido.
Di lobbies in alcuni settori ne abbiamo obiettivamente troppe, ma questo è un caso particolare del problema generale che pongo al punto sette, ovvero che sono troppo piccole e troppo opache.
in omaggio alla tradizione corporativa del nostro paese, abbiamo ancora una visione collettivista del bene pubblico, vuoi in senso cattolico, vuoi in senso comunista. Per questo, all’orecchio dell’italiano medio “lobby” suona come una parola negativa: pochi (individualisti) ritengono invece che il bene pubblico è per lo più la sintesi del bene privato, dei singoli “particolari”.
Il punto 7 voleva dire che “gli interessi particolari” ancora non hanno preso l’abitudine di partecipare apertamente al dibattito, in un’ottica per cui la politica è contrattazione, compromesso e conciliazione dei diversi interessi di parte, e non raggiungimento di un qualche malinteso “bene generale”.
La situazione attuale è di poche rumorose lobbies (la Chiesa, i sindacati, Confindustria, gli artigiani e gli agricoltori, e poco altro), di tanti singoli che fanno lobby “sporca” (in privato e in modo OPACO), e poi di tanti interessi particolari che ancora non si sono proprio degnamente organizzati (ad es. la comunità omosessuale, gli ambientalisti, i disoccupati, gli immigrati, …)
del resto, non è detto che gli “interessi di parte” non siano anche a vantaggio di una parte un pò più ampia degli appartenenti a una lobby: per esempio, per vendere di più è interesse delle compagnie automobilistiche abbattere ogni costo per gli automobilisti (a parte il prezzo di vendita dell’auto), tipo il bollo, le multe, la benzina, … ma così facendo direi che fanno un favore anche agli automobilisti stessi, e ovviamente un danno all’ambiente. sicuramente, ci danno finalmente qualcosa di cui parlare: da cui il punto 7.
(scusate la lunghezza)
Istituzionalizzare una lobby è cosa non solo buona e giusta, ma anche ben poco praticata … un caso su tutti: i sindacati …
Sempre sul tema “lobbies” segnalo questo articoletto che ho pubblicato sabato su ItaliaOggi:
http://inoz.ilcannocchiale.it/post/1914115.html
io sto con Pia Locatelli! Tommaso Inoz sbaglio o la tua firma è sotto la mozione Nencini? aaargh devo dire che mi ha stupito leggerti là in fondo..a parte l’errore di ortografia che hanno fatto CiOffoletti
non so chi vincerà tra i due contendenti ma credo Nencini sia troppo “boselliano” non mi convince e peraltro..assomiglia ad un clone di Boselli! mostruoso! c’è bisogno di una svolta definitiva, UNA DONNA LEADER sarebbe perfetta non solo come immagine ma pure i contenuti che propone..malgrado la rassegnazione che vivo e vedo in tante altre persone credo una nuova Epinay o un nuovo Midas il prossimo luglio sarà possibile, basta organizzarsi trasversalmente TRA GIOVANI e “anziani” che si sentono GIOVANI dentro, in qualsiasi mozione deciderete di appoggiare. Quindi non comprendo proprio se la tua scelta Inoz sia solo di natura tattica o altro, Così come ho letto le firme di Battilocchio e Mancini che stimo molto entrambi. me lo spieghi x favore?? Sui contenuti: ho letto attentamente le tre mozioni, tutte e tre in realtà ricche di contenuti positivi. Ma la prima non candida nessun segretario, la terza quella Nencini si appoggia ancora sui vecchi “dinosauri” ed è schiacciata fin troppo sul dialogo con il PD. La seconda per ordine, quella di Locatelli, Del Bue, Turci, è per una vocazione più propriamente AUTONOMISTA LIBERALSOCIALISTA per riproporre un’esperienza moderna del tutto simile alla Rosa del Pugno ma con basi molto più solide, per dialogare con tutti i riformisti anche quelli ora collocati nel centro-destra quindi pragmatica, poi mi pare la più GIOVANILE appoggiata da quasi tutti i giovani iscritti. Nencini propone cose buone: le conferenze programmatiche, le campagne mirate a tema, le fondazioni culturali..ma sono tutti punti che la Locatelli recepirebbe in ogni caso..ma partendo dagli iscritti! Prima la politica, prima I CITTADINI prima dare risposte concrete alle loro esigenze e DARE VOCE A LORO per primi, e dopo gli assessori e le poltrone, mi pare per questo la mozione della Locatelli sia la migliore in questo contesto. in ogni caso su una cosa credo siamo tutti d’accordo: l’Italia ha un ENORME bisogno di riformismo, un ENORME bisogno di una sinistra liberale, laica e riformista all’altezza delle sfide, capace di recepire le proposte e le esigenze di milioni di cittadini oggi prigionieri della propaganda populista, ce ne è bisogno urgente di fronte alle ondate xenofobe, omofobe e razziste che hanno SOLTANTO INIZIATO ad infestarla in queste settimane..io ne sono seriamente preoccupato e addolorato perché l’Italia nonostante tutto rimane la MIA PATRIA. se non vogliamo fare le valigie e andarcene davvero chi in Spagna chi in Germania chi in Francia si faccia DAVVERO una svolta. un abbraccio e sempre avanti RESISTENZA RESISTENZA RESISTENZA! Angelo
Dispiace vedere il leader,tra l’altro giovane,della assXrosaPugno come firmatario della mozione Nencini.Spero sia solo l’ennesima provocazione.Comunque sia stiamo portando avanti una battaglia tra poveri e la fine del tunnel nemmeno la intravedo.Ricordo a tuttiche siamo allo 0.9%.viste le buone cose presenti in entrambe le mozioni,sarebbe meglio cercare una sintesi,e poi per chi farà il segretario lo deciderà il congresso e i voti dello stesso.Luca
sì certamente l’idea di Luca non è male, anch’io per onestà ammetto la mozione 1 e la mozione 3 hanno molto elementi di novità! è ottima, proprio per salvaguardare l’unità, l’idea di separare il momento delle mozioni dall’elezione del/la segretario/a nazionale..non vedo perché i singoli delegati non possono votare più mozioni contrapposte?? ma questa scelta di separare i due momenti dipenderà dal buon senso di Riccardo Nencini!!