[PS] Problemi scottanti (foglie di fico, Cavriago, Lenin e il pianeta Papalla)
| mercoledì 30 aprile 2008 | Scritto da Redazione - 472 letture |
Che fare? si interrogava nel 1902 un ben noto russo che in seguito sarà (e lo é anche oggi) sindaco onorario di Cavriago. Narrano che lo stesso russo, saputo di essere stato nominato sindaco onorario, fece cercare il piccolo comune emiliano su una mappa, ma non lo trovò. Altri tempi, ora c’è il GPS, google maps, e viamichelin. All’epoca del famoso libercolo, però, questo signore aveva altri pensieri, mentre si aggirava per la prussiana Stoccarda.
Non è lui però il protagonista di questa storia, ma Boselli e il gruppo dirigente del PS. Che, a differenza di quel russo, non si chiedono Che fare (e nemmeno dove sia Cavriago).
Dovete sapere che dopo il tonfo elettorale del PS (0,9%, per chi si fosse perso questo dato essenziale) il gruppo dirigente è determinato e pronto alla lotta: si va lo stesso a costituire un partito, il 7 Giugno anche l’Italia avrà un partito socialista. Che starà ai partiti socialisti in Europa come uno snow globe souvenir della Torre Eiffel sta a Parigi. Perché si fa il partito? Dove si vuole andare? Booooh…. Questo nessuno lo sa, intanto però si sale tutti sul gommone, magari funziona come il D-Day (no, Grillo non c’entra, Eisenhower sì) e a un certo punto del viaggio apri una busta e scopri la destinazione.
E soprattutto che gliene frega al Paese?
Nulla, e nulla al gruppo dirigente frega della bocciatura avuta dal Paese. Almeno, è reciproco.
Ora, dicono, è il momento di “fare”. Congressi, adesioni, banchetti e ciclostile.
Prima di “fare”, però, bisognerebbe sapere dove si va e perché.
Come reagirebbero i giovani che hanno partecipato con entusiasmo alla campagna elettorale se scoprissero, un domani non troppo lontano, che il loro “fare” è stato funzionale al mantenimento di piccoli posti di sottopotere, alla corsa al consiglio regionale da parte di qualcuno, alla perpetuazione del gruppo dirigente che ci ha portato al fallimento politico?
Ecco perchè la politica viene prima e differenzia i partiti dai contenitori indistinti.
La politica non è una variabile qualsiasi, un discorso fumoso da parrucconi, un esercizio di stile. Quando non c’è la politica mi preoccupo, perché un partito senza politica mira solo all’autoconservazione dei dirigenti, magari condendo il tutto con belle parole di rinnovamento, di cambio di leadership (in gergo si chiamano “foglie di fico”).
Io proporrei questo ordine logico:
1) cosa vogliamo realizzare
2) se per farlo è utile un partito dello 0,9% organizzato come i grandi partiti di massa del secolo scorso
3) quale può essere la migliore forma (organizzativa e politica) per raggiungere gli scopi del punto 1
Tutto questo non sarà messo in agenda, perché anche se in Italia non esistiamo più, siamo ben radicati in Spagna, Brasile e abbiamo un assessore sul pianeta Papalla


Mi chiedo da tempo come sia possibile, anzi, se sia possibile, raggiungere i tesserati del Partito e sottoporre loro una petizione che faccia valere i loro sacrosanti diritti al Congresso del 7 Giugno. Non possiamo accettare supinamente il definitivo attentato alla gloriosa tradizione socialista!
cordialità
Cristiano
io ho votato PS alla Camera,
se sperano in voto alle Europee con la stessa classe dirigente… se lo scordano