Prodi ha combattuto ed è caduto: ora cada la testa del pavido Boselli
| lunedì 28 gennaio 2008 | Scritto da Andrea D'Uva - 386 letture |
Con la caduta del Governo Prodi è finita quell’esile ed instabile maggioranza di Centrosinistra denominata Unione. La Costituente Socialista si trova spiazzata rispetto ad uno scenario che precipita verso le elezioni anticipate. La prospettiva più probabile è quella del voto che si terrebbe con l’attuale legge elettorale. Appare infatti altamente improbabile convincere Berlusconi ad accettare una soluzione che rimandi un vittorioso ritorno a Palazzo Chigi. Nel Centrosinistra dovrebbe essere fatta una profonda autocritica, ma pare che prevarrà, ancora una volta, la chiamata alle armi per fare fronte comune contro il redi-vivo berlusconismo. Verrebbe da dire che chi è causa del suo male può solo rimproverare se stesso.
Alle elezioni del 2006 la polpetta avvelenata del Porcellum aveva prodotto al Senato un risultato di sostanziale parità sul piano dei numeri. Sopravvalutando il risultato elettorale si evitava ogni confronto con l’opposizione di Centrodestra e si forzava la mano per eleggere le massime cariche dello Stato in solitaria. La legislatura si apriva con una palese violazione della legge: si negava illegittimamente l’elezione di tre senatori della Rosa nel Pugno, una decisione che col senno del poi avrebbe pesato sulle sorti del Governo Prodi. La decisione avallata dalle maggiori forze politiche e sottovalutata in particolare dal Centrosinistra, negava una rappresentanza di matrice socialista e riformista e privava il Governo dell’appoggio di forze leali e ragionevoli: per dirla con uno slogan si preferiva Turigliatto a Pannella. La questione veniva definitivamente sepolta con un voto bipartisan di Pd e Forza Italia in Commissione per le elezioni senza neppure passare dall’aula del Senato. All’estrema sinistra si gongola al pensiero dell’affrancamento dalle responsabilità di governo che lasci le mani libere per una irresponsabile politica massimalista ed inconcludente. Nel Partito Democratico è forte l’ipotesi di abbandonare la mediazione al ribasso e spingere per una forte proposta riformista ben sapendo che, finite le ideologie molto del risultato si gioca in campagna elettorale.
In questo schema politico i socialisti rischiano di risultare del tutto marginali colti impreparati anche considerato come la loro azione politica sia apparsa, fin qui, insufficiente, statica e poco visibile. Se i socialisti nessuno se li fila è dovuto al fatto che tutti sanno che qualunque cosa dicano non hanno il coraggio di trarne le conseguenze sul piano del comportamento parlamentare. Anche quando con il progetto di Costituente si è dato vita ad un gruppo al Senato non si imposto all’agenda politica alcuno dei temi sbandierati come qualificanti, cosa che è riuscita perfino a Dini con i suoi tre senatori.
La dirigenza socialista ha mancato di battere un colpo laddove la cronaca imponeva prese di posizione coraggiose: in Campania non si è neppure ritirato i propri assessori dalle giunte regionali e comunali sommerse dallo scandalo della monnezza. Con Boselli e Villetti abbiamo finito per essere considerati irreversibilmente residuali, privi di significato e di prerogativa politica. La Costituente socialista deve affrontare il proprio destino partendo dalla messa in discussione dei suoi dirigenti, per ribaltare un corso degli eventi politici che rischia di metterci definitivamente all’angolo.


Caro Andre,
a volte ci sono casi eclatanti di empatia! Non solo ritrovo nel tuo articoli diversi passaggi che ho toccato anche io poco sopra, ma trovo anche riflessioni che condivido in pieno per ciò che riguarda il ruolo di marginalità a cui si è condannato il PS all’interno dell’attuale quadro politico e del dibattito sulla necessità di riforme di sistema.
diciamo sempre le stesse cose anche noi ormai, però a sto punto o ci mettiamo nella logica del proporre e del fare oppure tanto vale o adeguarsi o levarsi di culo.già sto partito parte male e sono sempre più convinto che abbiano tutta la base contro ammenoche con modi quasi mastelliani garantiscono un capetto popolo con incarichini da far ridere i polli per azzittire mini federazioni con manco 50 iscritti.io sono disposto a rimanere socialista anche senza rappresentanza parlamentare, col rischio di aver votato qualcosa che non esiste e se potrò continuerò a fare politica(tanto per capirci) sennò mi faccio i fatti miei, tanto finora nulla ho avuto,nulla ho preteso e nessuno ho ostacolato
A Carminuzzo, nun te mette fa l’oltranzista qua, che poco oltre vai!
Dopo averti rintuzzato come meriti posso dirti che Labouratorio ha in serbo alcune sorpresine …
sottoscrivo, da come si sta mettendo la situazione politica si va sempre di più verso un bipolarismo stretto o addirittura un bipartitismo con l’appoggio di mass media. Se il PS non saprà alzare la testa, dare una scrollata a questa situazione, presentare una NUOVA leadership forte (cosa che avevo scritto in uno dei miei primi articoli) beh allora periremo. Ragazzi qui lancio un appello per creare un fronte del dissenso all’interno del PS, un fronte degli inquieti, che porti un considerevole numero di delegati al congresso nazionale che esprima un NO serio e propositivo verso una leadership fallimentare.
aspetto risposte qui e altrove
pugliesematteo@libero.it