Labouratorio

Sulla modernità

di Redazione - lunedì 3 dicembre 2007 - 451 views

Articolo di Daniele Baroncelli

La nostra generazione sta vivendo delle situazioni completamente diverse rispetto alla generazione passata. Ci è stata tramandata una certa idea di società, di famiglia, di lavoro, che inevitabilmente va a cozzare con il presente. C’è dentro ognuno di noi la tentazione alla conservazione, a rifarsi a quei modelli che conosciamo già e che ci danno quel senso di sicurezza di cui la nostra indifesa generazione è alla ricerca. Ma non c’è niente di più sbagliato che affrontare il presente con gli strumenti del passato. Dobbiamo metterci bene in testa, marchiato a fuoco, che la nostra società sarà necessariamente diversa da quella dei nostri genitori. E prima lo capiamo e prima riusciremo a migliorarlo, questo presente.
Certo, anch’io mi pongo dei grossi interrogativi. Mi chiedo dove stia portando questa incapacità di “riprodursi” da parte della nostra generazione. Dei trentenni e delle trentenni che non hanno figli e nemmeno hanno la prospettiva di averne a breve. Mi chiedo se non si sia perso il senso naturale della vita, che è primariamente quello di perpetuare la specie.
Credo realmente che siamo una generazione di passaggio. Sia ben chiaro, un passaggio verso una società migliore. Su questo non ho assolutamente dubbi. Siamo in una fase dove le prospettive umane sono cambiate positivamente. L’uomo sta diventando sempre più al centro del mondo, e questa è una situazione che i più valenti intellettuali a partire dal ‘700 hanno incessantemente desiderato.
Ma la nostra generazione, in Italia, sta soffrendo questo passaggio molto più che negli altri paesi europei, principalmente a causa dell’incapacità della nostra politica di guidare socialmente questi processi di cambiamento. I partiti in Italia hanno da sempre preferito investire sulla demonizzazione dell’avversario politico che sulla responsabile elaborazione di un modello di Italia che rispondesse alle mutanti esigenze della società. E questa incapacità (o meglio, indifferenza) politica ha impedito ad una intera generazione di avere gli strumenti economici e sociali per vivere dignitosamente (senza i sussidi della famiglia) questa fase storica.
Il basso tasso di natalità dell’Italia rispetto all’Europa è un incontestabile indice della pessima politica degli ultimi governi. Se in Italia i giovani non fanno figli è principalmente perché non esistono le condizioni sociali favorevoli. Mentre un altro paese latino, la Spagna, è stato definito il secondo miglior paese al mondo dove essere bambini.
Desidero ardentemente che l’Italia diventi un paese civile e plurale, dove gli individui siano messi nelle condizioni di scegliere. Chi vuole sposarsi ed avere figli, deve poterlo fare. Chi vuole investire nella ricerca personale e professionale, anche. E’ indubbio che questa difficoltà a mettere in piedi una famiglia stia condizionando la nostra generazione tutta, allontanando dalla percezione comune il valore della natalità. Che non è un valore clericale, ma il presupposto stesso della vita. La nostra generazione si sta disabituando al processo fondante dell’esistere. E questo non ha niente a che fare con la modernità.

Questo articolo è stato pubblicato lunedì 3 dicembre 2007 alle 00:02 ed è stato inserito nella categoria: Società e Cultura. Puoi seguire ogni risposta all'articolo controllando l'RSS Feed dei commenti. Puoi lasciare un commento, oppure un trackback dal tuo sito.

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